Who I am

Alba Gnazi

Le parole sono una chiave e un ponte, un codice privilegiato e misterioso, un canto: leggo da quando ne ho memoria.
Ancorata alla Musica, trattengo chimere sotto le unghie e mi ricompongo nella luccicanza di gioie minute, a metà tra il surreale e la strada.
E di vagare non smetto.


Anna Giulia Panini - Poesie

restlessness . Dorina Costras


E quando avremo scritto 
ogni parola e tutte 
ci sarà ancora 
un taglio vivo di cielo 
a dilaniarci il petto 
per ricavarne un grembo?

Non chiedo. 


KBHAG-Art-Subrata-Sen_Mystique-Moments_Feather-Touch


Sei lo spirito che batte
ai piedi del letto e scuote.
Non è che non voglia ricordare,
mio piccolo resto d'anima,
ma è la costola mancante
la scheggia danneggiata 
il mio piede sinistro 
che sposta a piacere 
quel filo mai a piombo
che mi muove. 
Tu eri la locomotiva gialla 
la lente azzurra 
il gatto che strizza l'occhio
il tornante in discesa
la parola che ho nascosto in bocca. 
E tramontavi. 



The Swamp, G. Klimt


Ab immemorabili
le creature 
ci abitano.

Il cardellino è Acalante 
o l'anima nostra  
quando è rossa d'amore.

Il cagnolino e la sua coda
rapiti in cerchio
nella  sacra danza darwīsh.

L'artiglio dell'orso
è il dolore  
dietro il vaso di miele.

Le lucciole son 
le lacrime migliori
le benedette. 

Galoppano
tramortiti di gioia
nel fondo dell'occhio
ippocampi balocchi.

Ab immemorabili
le creature.




Non fosse per il merlo
e per la serpe
o per quel brulicare
della  terra appena 
dietro casa,
per gli occhi che mi  han tratto
e quelli che ho forgiato,
direi ch'è triste sorte
avere un mondo in petto
e sempre sanguinarlo. 

Avremo nuovi fiori
dai cimiteri d'ossa
in questo cigolare
di stanchezza immane.


Un papavero

Il mio esistere
è un ancheggiare breve
nell'onda verde murmùrea
congiunto ai fossi
e a certe fresche radici 
abbarbicate ai cigli.

In un fitto di grano 
sono una macchia ardita
che si arrovescia al vento.

Concepito di solitudine
sopra di me
solo il cielo.

january.2013.florida-cave-painting


Un uomo

Dicono di te
che sei scuro e tagliente
materia di croda 
vetro a serramanico, lama allunata
il cui angolo di taglio
è un deserto rosso.

Hai acque profonde agli avambracci
e negli occhi due monete
senza facce
che nessuno possa dire: testa o croce? o indovinare il veleno.

Ma: dal tuo cuore calcareo, 
al tocco,
una morbida torba 
mi ha convinto d'altro.

Nel tuo doppiofondo,
lago vulcanico, 
si abbeverano quietamente
piccole creature mansuete.







Dal giardino accasciato
bruno di pioggia, querulo e greve
si leva improvviso 
un lamento: così molle
e disfatta è quest'oggi
la mia terra quiescente.
Persino il merlo
sagace e incurante
vivido e attento
è una luna nera che 
mi attanaglia il cuore
e i miei occhi sono i miei fiumi. 



 Stamattina ho creduto di vedere una rondine
e nuovi fiori gialli nel giardino ferito dal gelo.
- Impossibile - 
ha sentenziato, dal cemento e dal vetro, l'uomo del tempo.
Non sa, quell'uomo minuzioso,
che due occhi possono bastare
a mappare il paradiso. 







Una giornata qualsiasi 

Da che son vecchio
ho un orecchio buono
solo per le voci antiche,
spesso è mia madre
a soffiarmi foto sbiadite
tra i capelli radi.

Tutto quel gran sognare
e progettare eternità rotanti
oggi è smagrito
e una minestra o un pane
colmano i desideri.

Che giorno è oggi? 

Sto con la ciarla dei merli 
ad intrecciar minuzie. 



Di tutti i volti
le partenze

I posti che nessuno chiama casa
le scintille deboli

Gli angoli delle solitudini
gli obiettivi mobili 

I vagoni fantasma
le corse per morire 

Gli sguardi sui passaporti
I morsi delle periferie 


attraverso la coltre inesauribile 
del sangue

ancora e nonostante
non posso negare
un osso di felicità 
lanciato da un balcone 
chissà dove.

Lungomare Marina di Pisa, img by Alba Gnzi



Due nubi ed il vento
oggi mi hanno attraversata.
Fossi stata così liquida
da non morirne! 

Sasso, carta, forbice 
tutto cede, infine, all'acqua.
Stamane 
per qualche foglia nuova
nel giardino
o il gocciolìo che segue il temporale 
mi è caduta addosso
tutta la vastità.
Possibile? 
Tanto cielo e mani così piccole?




https://dipintinmovimento.files.wordpress.com/2011/11/f88.jpg?w=490


Mi chiedo
se dietro agli spigoli
vi sia solo polvere.

Vedo a volte 
tra il muro ed il legno

le ali raccolte
dell'angelo.

Mi domando, in effetti, 
se gli oggetti e le pietre
sian vivi 
quando guardo altrove. 

Avranno mai un guizzo? 
O un grido? 


Dorina Costas, farfalle



Visitammo La Paz
con gli occhi di Mendoza
alle spalle il vento gelido di Laja
edifici coloniali e legno chiaro.

Camminavamo 
costeggiando il Rio
immaginando i volti neri
dei minatori Aymara
la lunga strada dell'argento
da Potosì, destinazione Lima.

Sostammo a ogni portico
ogni portone e a tutti chiedevamo:
señor, señora, ¿dónde está la Calle Sucre ?

A quel tempo
anche il dolore 
nascondeva un sorriso furtivo.
Quasi morii 
contemplando l'Illimani;
la vertigine della grande altezza
il volto imprendibile della fugacità 
l'infatuazione per ogni bellezza
e il non voglio finire mai.


E tu, da chissà dove, tu
che fumavi e mi tenevi stretta.
Non piangere, dicevi,
o finirò per amarti 
e dammi un bacio
che la notte è azzurrina
dammi un bacio
che piove.

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