Who I am

Alba Gnazi

Le parole sono una chiave e un ponte, un codice privilegiato e misterioso, un canto: leggo da quando ne ho memoria.
Ancorata alla Musica, trattengo chimere sotto le unghie e mi ricompongo nella luccicanza di gioie minute, a metà tra il surreale e la strada.
E di vagare non smetto.


giovedì 11 giugno 2020

Blu di pioggia






Claudia, guarda questa strada: 
nel blu di pioggia sembra condurre verso un pianeta inesplorato;
guarda l'aria intrisa di grigio, il paesaggio rattoppato dietro ai vetri, lì c'era il mare: 
ora il grigio l'ha inghiottito assorbito messo via cancellato, ma tu dormi: 
e il tuo sospiro dal sonno su me cade, e tutto cade, 
cede e va giù, sbiadisce e cade;
stinti si confondono i domini e le intuizioni, si confonde il tepore dell'abbraccio 
nella stanchezza di un capriccio, si avvita alla danza immota dell'orologio 
dove nessuna ora succede, 
ma niente scivola urta o cade qui, 
nel lago tiepido del tuo sonno, 
nel brillio vigile di un piccolo sbadiglio.

A.G.

giovedì 4 giugno 2020

Ombre

Tu non vedi le ombre che ci camminano intorno, che conversano di noi come fa questo vento che cade storto sui vetri, bianco di controversie con la polvere, con le cose che dalla stagione scivolano nel mattino e al pari delle ombre si assiepano in bisbiglii.

Guarda: lì c'è un'ombra che spiega lenzuola sul filo e ri
pete senza sosta 'Quando ci sei tu, per me ci sono tutti' ; lì ce n'è un'altra che urla con la testa ficcata dentro al muro: ne vedi i gomiti bianchi, la schiena munita di giusta indignazione. In un altro tempo non ha preteso nulla per sé, in un altro tempo non ha avuto voce per sé.

Qualcuno narra della pace delle ombre, ma queste tagliano il sonno con l'insistenza del bisbiglio: bisogna stare in un'assenza senza peso per contrastarne l'urto, per difendersi dalla loro Malinconia, dal loro tormento lirico e pieno di nodi che ci lascia una scorta di possibili epifanie.

Alcune ombre sostano in retroguardia, in attesa di una nuova amnistia che le cancelli dall'attesa.
Sono le ombre dei figli non consegnati, dei figli andati prima, dei figli mai accaduti.
Carezzano la spalla delle madri quando fa mattina. Nel precipizio del risveglio la loro ombra profana specchi ed espressioni, si coagula in un rosso fuori campo. Resta immobile fino al mattino.

Ieri ho intravisto la mia ombra farsi cornice e da lì accogliere ogni stanchezza, ogni nascita in cui emergo al giorno, più è più volte trapassata presente, in cui al giorno dico (mi dico) Eccomi, ci sono ancora, e poi via a farmi corpo e spazio tra altri corpi, memoria provvisoria di eventi da poco che ogni giorno mi cambiano la giornata.

Quando nessuno guarda accade netto il chiarore tra le ombre; l'aria mobile che le divide le restituisce quasi intere.
Puoi anche sentirle tacere e inoltrarti nel loro idioma di brume e intermittenze, farti conca per il loro silenzio, per un dolore remoto che ha smesso di pulsare; renderti essenziale come un colpo di tosse quando la voce non viene, e con un lancio di fune traversare l'atmosfera che da loro ci divide: vedresti così che non ombra né corpo rimane, solo un mulinello iridiscente all'angolo delle ciglia, un frastuono di luci dal basso, vento che cade storto sui vetri nella durata senza ombre del primo sole.  

Alba Gnazi

venerdì 6 marzo 2020

Bottega della Poesia - la Repubblica Bari

Sulla rubrica Bottega Della Poesia di la Repubblica Bari viene pubblicata oggi una mia poesia inedita.

Grazie alla cura e all'attenzione di Vittorino Curci.

Alba G.


Il testo della poesia:


I ragazzini abbracciano da dietro,
quando non li vedi.
Strusciano la fronte e il naso
sulla schiena, i loro capelli
solleticano il collo. Una
arriva coi suoi occhi naufraghi
nel bel mezzo del caffè, abbracciami
dice, subito, sono arrabbiata
mi devi calmare. Svento l’ira
accogliendone le ceneri.
Posano lettere sulla mano,
e devi leggerle subito o subito dopo,
devi leggerle in piedi, fuori
dalla porta dell’aula,
decifrando la cruna attraverso cui passano,
rovistando tra le urgenze e i dissapori
che li inchiodano
a una stilla della voce, a un’attesa
che gli sanguina in bocca,
tra un dente che balla
un amico che non torna
una campana
che tarda ogni giorno un minuto,
e pazienza se anche oggi all’uscita
non arriva ancora nessuno.

I ragazzini stringono in vita a strozzafiato,
e se tendi le braccia
li sfiori, fermi immobili lì dietro,
dove tu non vedi.

Alba Gnazi



Il commento del curatore:

'"Il misterioso mondo dei ragazzini viene qui esplorato con grazia e leggerezza. Emozioni dapprima invisibili via via riempiono lo sguardo dell'adulto. E viene da chiedersi: se non ci fosse la poesia, chi noterebbe certe cose?"

lunedì 21 gennaio 2019

Verdemare, Libro di poesie di Alba Gnazi





''Verdemare. Cronologia inversa di un andare" è diario, visione, riscrittura del presente tra metafora e confessione; è un carteggio elettivo con persone, tempi, natura; è una lente che indaga fondi e bordi, distopie e sensazioni; che mappa tempeste, resistenze, "nasciture meraviglie". Una scrittura fluida, quella di Alba Gnazi: attraversa spazio e tempo con moto circolare non privo di sospensioni grazie a suggestive metafore e singolari similitudini che denotano confidenza con il verso nel rigore nella sua stesura.

La Vita Felice Edizioni
Anno 2018


domenica 13 gennaio 2019

Questo è il tempo


Back home, by Sali Herman (1898-1993 - website: 
www.nga.gov.au

È il tempo di una sedia strusciata verso il muro. 
Il tempo di un ombrello che nessuno raccoglie.
È il tempo di un uncino sospeso tra parlanti. 
Qualcuno non lo sa, ma ha gli occhi già bianchi.
È il tempo di un annuncio rotto in piedi masticando, con le briciole sul mento e nel sorriso.
È il tempo che una ruga strina il bordo dei miei occhi. 
Quando rido somiglio ancora più a mio padre.
Se si esce dal trapezio mancanza ha sfiati grigi per la schiena. Ma a chi importa il tracciato di un dolore.
Nello spasmo che precipita piovaschi e muove il cielo sgorga il sole. 
C'è una paffuta che ha braccia giuste per il mio baricentro. 
Questo è dove correre, e questo è il tempo.

14.12.18

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