Who I am

Alba Gnazi

Le parole sono una chiave e un ponte, un codice privilegiato e misterioso, un canto: leggo da quando ne ho memoria.
Ancorata alla Musica, trattengo chimere sotto le unghie e mi ricompongo nella luccicanza di gioie minute, a metà tra il surreale e la strada.
E di vagare non smetto.


mercoledì 1 ottobre 2014

E. Montale, Da Xenia I, in Satura




1
Caro piccolo insetto
Che chiamano mosca non so perché,
stasera quasi al buio
mentre leggevo il Deutoroisaia
sei ricomparsa accanto a me,
ma non avevi occhiali,
non potevi vedermi
né potevo io senza quel luccichìo
riconoscere te nella foschia.

2
Senza occhiali né antenne,
povero insetto che ali
avevi solo nella fantasia,
una bibbia sfasciata ed anche poco
attendibile, il nero della notte,
un lampo, un tuono e poi
neppure la tempesta. Forse che
te n’eri andata così presto senza
parlare? Ma è ridicolo
pensare che tu avessi ancora labbra.

4
Avevamo studiato per l’aldilà
Un fischio, un segno di riconoscimento.
Mi provo a modularlo nella speranza
Che siamo tutti già morti senza saperlo.

5
Non ho mai capito se io fossi
Il tuo cane fedele e incimurrito
O tu lo fossi per me.
Per gli altri no, eri un insetto miope
Smarrito nel blabla
Dell’alta società. Erano ingenui
Quei furbi e non sapevano
Di essere loro il tuo zimbello:
di esser visti anche al buio e smascherati
da un tuo senso infallibile, dal tuo
radar di pipistrello.

6
Non hai mai pensato di lasciar traccia
Di te scrivendo prosa o versi. E fu
Il tuo incanto – e dopo la mia nausea di me.
Fu pure il mio terrore: di esser poi
Ricacciato da te nel gracidante
Limo dei neòteroi.

9
Ascoltare era il solo tuo modo di vedere.
Il conto del telefono s’è ridotto a ben poco.

14
Dicono che la mia
Sia una poesia d’inappartenenza.
Ma s’era tua era di qualcuno:
di te che non sei più forma, ma essenza.
Dicono che la poesia al suo culmine
Magnifica il Tutto in fuga,
negano che la testuggine
sia più veloce del fulmine.
Tu sola sapevi che il moto
Non è diverso dalla stasi,
che il vuoto è il pieno e il sereno
è la più diffusa delle nubi.
Così meglio intendo il tuo lungo viaggio
Imprigionata tra le bende e i gessi.
Eppure non mi dà riposo
Sapere che in uno o in due noi siamo una sola cosa.



*A Drusilla Tanzi, moglie di Eugenio Montale, morta nel 1962, sono dedicate, insieme a molte altre, le poesie di Xenia.
La Tanzi era soprannominata dagli amici ‘’Mosca’’ per via degli spessi occhiali.


** I neòteroi sono i poeti di nuove correnti letterarie. 

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tutti i testi sono tratti da ''Eugenio Montale - Tutte le poesie'', a cura di G. Zampa, I Meridiani, Mondadori, ed. 2005

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